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mercoledì 24 luglio 2013

Omelia in occasione del Decimo Anniversario Sacerdotale

Roma, 11 maggio 2013
Qualche settimana fa, abbiamo ascoltato un invito di Gesù ai suoi apostoli verso la fine del vangelo secondo Giovanni, quandi gli apostoli, dopo la Passione e morte di Gesù, erano tornati a pescare come prima; ebbene Gesù risorto appare a loro e, visto che non hanno successo nella loro impresa, li invita: Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete. (Gv 21,6)
Questo stesso invito di Gesù lo troviamo anche all’inizio del vangelo secondo Luca: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca.” Prendi il largo, “Duc in Altum”: questo invito di Gesù lo ha echeggiato il Papa Giovanni Paolo II all’inizio del nuovo millennio, nella sua lettera apostolica "Novo Millennio Ineunte":
All'inizio del nuovo millennio, mentre si chiude il Grande Giubileo in cui abbiamo celebrato i duemila anni della nascita di Gesù e un nuovo tratto di cammino si apre per la Chiesa, riecheggiano nel nostro cuore le parole con cui un giorno Gesù, dopo aver parlato alle folle dalla barca di Simone, invitò l'Apostolo a « prendere il largo » per la pesca: « Duc in altum » (Lc 5,4). Pietro e i primi compagni si fidarono della parola di Cristo, e gettarono le reti. « E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci » (Lc 5,6).Duc in altum! Questa parola risuona oggi per noi, e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro: «Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre!» (Eb 13,8).
Per celebrare il Giubileo e l’inizio del nuovo millennio, Papa Giovanni Paolo II ci ha ricordato che:
Il cristianesimo è religione calata nella storia! È sul terreno della storia, infatti, che Dio ha voluto stabilire con Israele un'alleanza e preparare così la nascita del Figlio dal grembo di Maria nella « pienezza del tempo » (Gal 4,4). Colto nel suo mistero divino e umano, Cristo è il fondamento e il centro della storia, ne è il senso e la meta ultima. È per mezzo di lui, infatti, Verbo e immagine del Padre, che « tutto è stato fatto » (Gv 1,3; cfr Col 1,15). La sua incarnazione, culminante nel mistero pasquale e nel dono dello Spirito, costituisce il cuore pulsante del tempo, l'ora misteriosa in cui il Regno di Dio si è fatto vicino (cfr Mc 1,15), anzi ha messo radici, come seme destinato a diventare un grande albero (cfr Mc 4,30-32), nella nostra storia.
Ed è in questa prospettiva che vorrei vivere questa celebrazione del mio Decimo Anniversario di ordinazione sacerdotale. Vogliamo celebrare questa occasione, perché vogliamo ricordarci che Dio si è radicato nella nostra storia umana, ed agisce nella nostra vita, nelle storie di vita nostre, e vogliamo ringraziarLo per le sue grandi opere, come ha fatto Maria nel suo inno di lode dopo l’Annunciazione.
Io celebro dieci anni di un’opera meravigliosa che Dio ha fatto nella mia vita, senza alcun merito mio. Si è degnato di farmi uno strumento della sua divina grazia nell’amministrazione dei sacramenti, particolarmente l’Eucaristia e la Riconciliazione, ma anche con l’Unzione degli Ammalati, il Battesimo, e assistendo al sacramento del Matrimonio. Vorrei ricordare gli eventi di grazia avvenuti nella Chiesa in questi anni, e che io, originario di un’altra terra, ho potuto vivere da vicino stando qui a Roma, al centro della vita della Chiesa; ho potuto assistere in persona a degli avvenimenti straordinari nella Chiesa di questo tempo.
Il mio viaggio verso Roma ha avuto inizio quando avevo 17 anni. Dopo aver ricevuto una proposta di partecipare all’inizio di una nuova comunità che si stava fondando a Roma, un giorno, pregando davanti al Santissimo Sacramento dopo aver partecipato alla Messa feriale, ho deciso di dire il mio sì a questo progetto ed iniziare l’avventura di una vita entrando in una comunità nuova e viaggiando verso Roma. Avevo 17 anni, ed è avvenuto 17 anni fa. Era un periodo molto speciale per la Chiesa. Sono partito per Roma nel 1996, per entrare in questa comunità che si ispirava a San Massimiliano Kolbe, il “patrono del nostro difficile secolo” come lo aveva chiamato Giovanni Paolo II. Abitavo con i miei confratelli in un minuscolo appartamento accanto al convento dove San Massimiliano ha vissuto mentre studiava a Roma, in Via di San Teodoro, vicino al Circo Massimo, dietro al Foro Romano. Ho iniziato i miei studi di filosofia all’Angelicum, la stessa università pontificia dove un certo padre Karol Wojtyla aveva studiato qualche anno prima e dove aveva presentato la sua tesi dottorale sulla "Questione della Fede in San Giovanni della Croce". Io e i miei confratelli siamo stati seguiti personalmente dall’allora Cardinal Vicario Camillo Ruini, il quale ci ha invitati nel 1997 ad entrare nel Seminario Romano per iniziare la nostra formazione sacerdotale. E per i prossimi 6 anni di questa divina avventura, ho vissuto accanto alla Cattedrale di Roma, la Madre di tutte le chiese, la Basilica di San Giovanni in Laterano, e ho continuato i miei studi all’università lateranense. Nel frattempo, la Chiesa si stava preparando per l’Anno Giubilare, e ho potuto vivere gli eventi di grazia del Giubileo qui al centro della Chiesa. Giovanni Paolo II aveva iniziato a preparare al Giubileo del 2000 sin dall’inizio del suo Pontificato. Nell’Anno della Famiglia (1994), ha pubblicato la lettera apostolica "Tertio Millennio Adveniente", in cui dava le linee giuda per la preparazione spirituale per l’Anno Giubilare. Ci ha ricordato che:
"con l'Incarnazione, Dio si è calato dentro la storia dell'uomo. L'eternità è entrata nel tempo... Cristo è il Signore del tempo... Nel cristianesimo il tempo ha un'importanza fondamentale... Da questo rapporto di Dio col tempo nasce il dovere di santificarlo..."
Ed è questo il motivo per cui noi celebriamo i Giubilei, o gli anniversari sacerdotali.
Giovanni Paolo II vedeva l’anno giubilare come un tempo di speranza per la Chiesa, una primavera per la Chiesa. Nella sua prima lettera Enciclica, Redemptor hominis, ha parlato esplicitamente dell’anno Giubilare come un tempo da vivere come un “nuovo Avvento”. Vedeva nell’Anno della Redenzione del 1983 e nell’Anno Mariano del 1986-1987 come delle anticipazioni dell’Anno Giubilare. L’Anno Giubilare certamente è stato un tempo di grazia nella Chiesa, e ci aiuta a ricordare che siamo i cristiani del nuovo millennio, siamo i cristiani di una nuova era del cristianesimo. Noi tutti siamo responsabili per la crescita e la vitalità della comunità cristiana all’inizio di questo nuovo millennio, con il nostro esempio di fede e con il devoto ascolto della Parola di Dio.
Alcuni dei momenti salienti della storia della Chiesa che ho potuto vivere in questi anni sono: la Giornata Mondiale della Gioventù a Parigi nel 1997, dove Federico Ozanam, apostolo della carità nel mondo di oggi, è stato beatificato, e Papa Giovanni Paolo ha annunciato che di lì a poco Santa Teresa di Lisieux sarebbe stata dichiarata Dottore della Chiesa. Ero poi presente in Piazza San Pietro per questa celebrazione il giorno 19 ottobre 1997. Papa Giovanni Paolo II ha così riconosciuto che gli scritti e l’esempio di vita di questa giovane ragazza, che si era fatta suora carmelitana, potessero dare nuova luce di comprensione del Vangelo. Nella sua omelia quel giorno ha ricordato che:
"Teresa di Lisieux non solo intuì e descrisse la profonda verità dell'Amore quale centro e cuore della Chiesa, ma la visse intensamente nella sua pur breve esistenza", e che "Ad una cultura razionalistica e troppo spesso permeata di materialismo pratico, ella contrappone con semplicità disarmante la "piccola via" che, rifacendosi all'essenziale delle cose, conduce al segreto di ogni esistenza: la divina Carità che avvolge e permea ogni umana vicenda. In un'epoca, come la nostra, segnata in tanti suoi aspetti dalla cultura dell'effimero e dell'edonismo, questo nuovo Dottore della Chiesa appare dotato di singolare efficacia nell'illuminare la mente ed il cuore di chi è assetato di verità e di amore".
Questa figura di Teresa di Lisieux è stata un punto di riferimento per il mio cammino vocazionale, con la scoperta della sua “piccola via”. Giovanni Paolo continua:
"La strada da lei percorsa per raggiungere questo ideale di vita non è quella delle grandi imprese riservate a pochi, ma è invece una via alla portata di tutti, la "piccola via", strada della confidenza e del totale affidamento alla grazia del Signore. " 
Un altro momento saliente che ho potuto vivere da vicino è stata la Beatificazione di Padre Pio il giorno 2 Maggio 1999. Ero di nuovo presente lì in Piazza San Pietro con la folla di migliaia di persone venute da tutte le parti del mondo. Karol Wojtyla aveva pure incontrato e conosciuto personalmente questo giovane e umile frate cappuccino mentre era ancora studente qui a Roma, ed aveva una stima nei suoi confronti. Padre Pio aveva sofferto tante incomprensioni, ma ha sempre dimostrato grande umiltà e obbedienza alla chiesa. Ha vissuto un’esperienza intensa della Passione di Gesù presente nell’Eucaristia. Ho avuto di nuovo la grazia di essere presente alla sua canonizzazione il 16 giugno 2002; a causa della grande folla (circa 300,000 pellegrini) siamo stati dislocati nelle varie Basiliche della città durante le cerimonia. Padre Pio è ancora un altro esempio nel secolo scorso di una santità possibile, di una conformazione intensa a Cristo nella via del Vangelo.
Ho vissuto con entusiasmo poi l’organizzazione e la realizzazione della Giornata Mondiale della Gioventù a Roma durante l’Anno Giubilare. Abbiamo accolto migliaia di giovani di tutto il mondo con varie attività catechetiche attraverso incontri di teatro, di canto, di preghiera.
Ho avuto la grazia di partecipare anche in un altro evento, quello della beatificazione di Madre Teresa di Calcutta il 19 ottobre 2003. Ancora, abbiamo un esempio della luce del vangelo della carità nella società di oggi. Nella sua omelia durante la celebrazione, Giovanni Paolo II ha testimoniato: “Sono personalmente grato a questa donna coraggiosa, che ho sempre sentito accanto a me. Icona del Buon Samaritano, essa si recava ovunque per servire Cristo nei più poveri fra i poveri. Nemmeno i conflitti e le guerre riuscivano a fermarla. " 
Ancora un altro evento che vorrei ricordare, e al quale ero presente, è il funerale di Chiara Lubich alla Basilica di San Paolo fuori le Mura il 18 Marzo 2008. Nella sua omelia per questa occasione il Cardinale Tarcisio Bertone ha fatto questa riflessione:
Il secolo XX è costellato di astri lucenti di questo amore divino. Non dovrà pertanto essere ricordato solo per le meravigliose conquiste conseguite nel campo della tecnica e della scienza e per il progresso economico che però non ha eliminato, anzi talora ha persino accentuato l’ingiusta ripartizione delle risorse e dei beni tra i popoli; non passerà alla storia solo per gli sforzi dispiegati per costruire la pace che purtroppo non hanno impedito crimini orrendi contro l’umanità e conflitti e guerre che non smettono di insanguinare vaste regioni della terra. Il secolo scorso, pur carico di non poche contraddizioni, è il secolo in cui Dio ha suscitato innumerevoli ed eroici uomini e donne che, mentre lenivano le piaghe dei malati e dei sofferenti e condividevano la sorte dei piccoli, dei poveri e degli ultimi, dispensavano il pane della carità che sana i cuori, apre le menti alla verità, restituisce fiducia e slancio a vite spezzate dalla violenza, dall’ingiustizia, del peccato. Alcuni di questi pionieri della carità la Chiesa li addita già come santi e beati: don Guanella, don Orione, don Calabria, Madre Teresa di Calcutta ed altri ancora. E’ stato anche il secolo dove sono nati nuovi Movimenti ecclesiali, e Chiara Lubich trova posto in questa costellazione con un carisma che le è del tutto proprio e che ne contraddistingue la fisionomia e l’azione apostolica. La fondatrice del Movimento dei Focolari, con stile silenzioso ed umile, non crea istituzioni di assistenza e di promozione umana, ma si dedica ad accendere il fuoco dell’amore di Dio nei cuori. Suscita persone che siano esse stesse amore, che vivano il carisma dell’unità e della comunione con Dio e con il prossimo; persone che diffondano “l’amore – unità” facendo di se stessi, delle loro case, del loro lavoro un “focolare” dove ardendo l’amore diventa contagioso e incendia quanto sta accanto.  Missione questa possibile a tutti perché il Vangelo è alla portata di ognuno: Vescovi e sacerdoti, ragazzi, giovani e adulti, consacrati e laici, sposi, famiglie e comunità, tutti chiamati a vivere l’ideale dell’unità: “Che tutti siano uno!”. Nell’ ultima intervista da lei rilasciata ed apparsa proprio nei giorni della sua agonia, Chiara afferma che “è la meraviglia dell’amore scambievole la linfa vitale del Corpo mistico di Cristo”.
Chiara Lubich e il movimento dei Focolari hanno avuto un grande impatto nella società di oggi con il modo concreto di vivere il Vangelo, sotto la protezione di Maria, nei vari campi dell’economia e della politica, nel dialogo inter-religioso, nello stile di vita che ci ricorda che essere cristiani significa vivere nell’unità, abbracciando la croce, e come Cristo sulla croce, nell’abbandono alla volontà amorosa di Dio Padre.
E un altro testimone del Vangelo che ho potuto toccare con mano è proprio il Beato Karol Wojtyla. Ho avuto la grazia di essere stato ordinato sacerdote dalle sua mani l’11 Maggio 2003 nella Bascilia di San Pietro. Ho sempre sentito uno stretto legame con il beato Karol Wojtyla, forse anche per il fatto che sono stato il primo giovane ordinato sacerdote da lui che è anche nato sotto il suo pontificato. Ero anche presente lì in Piazza San Pietro la sera del 2 Aprile 2005, la sera in cui è venuto a mancare, dove pregavo anch’io il rosario insieme ad alcuni giovani della parrocchia dei Martiri dell’Uganda. Ho potuto poi vedere con i miei occhi le folle immense venute da tutto il mondo in poco tempo per rendergli omaggio, le lunghe file di pellegrini in attesa di pter vedere per pochi secondi la sua bara e pregare alla sua presenza, la meraviglia del grande servizio e volontariato organizzato in maniera efficiente e in poco tempo per accogliere le centinaia di migliaia di pellegrini venuti da tutto il mondo. Ero presente alla celebrazione del suo funerale in Piazza San Pietro il giorno 8 Aprile 2005. Il Cardinale Ratzinger ha riflettuto per l’occasione sulle parole di Gesù a Pietro, "Vieni e seguimi", ri-leggendo tutta la vita di Karol Wojtyla alla luca di queste parole. Ha ricordato anche la particolare devozione mariana di Giovanni Paolo II:
"Divina Misericordia: Il Santo Padre ha trovato il riflesso più puro della misericordia di Dio nella Madre di Dio. Lui, che aveva perso in tenera età la mamma, tanto più ha amato la Madre divina. Ha sentito le parole del Signore crocifisso come dette proprio a lui personalmente: "Ecco tua madre!". Ed ha fatto come il discepolo prediletto: l’ha accolta nell’intimo del suo essere (eis ta idia: Gv 19, 27) – Totus tuus. E dalla madre ha imparato a conformarsi a Cristo.Per tutti noi rimane indimenticabile come in questa ultima domenica di Pasqua della sua vita, il Santo Padre, segnato dalla sofferenza, si è affacciato ancora una volta alla finestra del Palazzo Apostolico ed un’ultima volta ha dato la benedizione "Urbi et orbi". Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice."
Ero presente alla Veglia di Preghiera al Circo Massimo con i giovani di Roma la sera del 30 Aprile 2011, e alla sua beatificazione in Piazza San Pietro con alcuni parrocchiani di San Lino; era la Domenica della Divina Misericordia, il 1 Maggio 2011. Papa Benedetto disse nell’omelia: "Sei anni or sono ci trovavamo in questa Piazza per celebrare i funerali del Papa Giovanni Paolo II. Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero: la grazia che era come il frutto dell’intera vita del mio amato Predecessore, e specialmente della sua testimonianza nella sofferenza. Già in quel giorno noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio ha manifestato in molti modi la sua venerazione per Lui. Per questo ho voluto che, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, la sua causa di beatificazione potesse procedere con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato!" Ricordo ancora il grande e lungo applauso scoppiato al pronunciare di queste parole.
Ero presente in Piazza San Pietro anche il giorno dell’elezione di Papa Benedetto, il 19 Aprile 2005, e ho ricevuto la sua prima benedezione papale. (Confesso che non ero presente in Piazza San Pietro per l’elezione di Papa Francesco, questa volta l’ho guardata in televisione.)
Ho voluto ricordare tutti questi eventi di grazie della Chiesa che hanno segnato il mio cammino sacerdotale, per ricordare a tutti noi che la Chiesa oggi è ancora viva, fiorente, e vivace, nonostante che ci siano anche tempi difficili, prove, scandali e contraddizioni dovute alla debolezza umana e a cattivi esempi che sono stati contrari alla via del vangelo; nonostante questi periodi di purificazione nella chiesa, è comunque molta e grande la luce di speranza. Molti sono i testimoni del nostro tempo che affermano con la loro vita che la chiesa è santa, e che la santità è possibile. Veramente c’è una primavera nella chiesa all’inizio di questo nuovo millennio, e ciascuno di noi ha l’opportunità di farne parte, di essere partecipe di questo tempo di grazia ed essere anche noi testimoni del Vangelo, con la condizione che "spalanchiamo le porte a Cristo", e che non abbiamo timore di abbracciare la croce di Cristo, che è il più grande segno di amore di Dio Padre nei confronti dell’umanità.
Un ultimo pensiero sul sacerdozio. C’è un solo vero sacerdote, Cristo. Lui ha abolito il sacerdozio antico offrendo se stesso come vittima sacrificale, come impariamo dalla Lettera agli Ebrei: “Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l'ordine di Melchìsedek” (Ebrei 5,7-10), e ancora “quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta... Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso” (Ebrei 7,23-24.27). Il sacerdozio nella chiesa altro non è che una partecipazione al sacerdozio di Cristo, noi infatti non abbiamo altro da offrire al Padre se non l’offerta stessa di Gesù, con il suo Corpo e il suo Sangue. Gesù ha affidato questa missione agli apostoli; sentiamo nel vangelo di Giovanni che affida a Pietro la missione di pascere il gregge. In verità il Buon Pastore che dà la sua vita per le pecore è l’esempio al quale noi come sacerdoti guardiamo e secondo il quale dobbiamo cercare di vivere.
Io oggi faccio il mio rendimento di grazie al Signore per avermi scelto per essere uno strumento di grazie nell’amministrazione dei sacramenti e nell’insegnamento della Parola nella chiesa che si trova in Roma. Qualche volta ci può essere il rischio che il ministero pastorale diventi una cosa quasi meccanica, eppure è sempre un’opera di Dio, un’esperienza di grazia, ed io stesso devo ogni giorno rinnovare la mia fede e ricordarmi che sono, e che cosa significa essere un sacerdote che lavora nella vigna del Signore. 
Ho avuto poi anche questa bella opportunità negli ultimi due anni di iniziare una esperienza come guida di pellegrinaggi per la diocesi di Roma in Terra Santa e ai santuari di Fatima e Santiago. Ho avuto allora più volte la grazie di camminare sulla stesse strade sulle quali Gesù ha cammincato mentre stava sulla terra, e spero di poterlo fare tante volte ancora. Questa esperienza della Terra Santa fa toccare con mano il Vangelo. E prego per la pace in questa terra piena di contraddizoni e conflitti, invito anche voi a fare lo stesso, spesso, con una preghiera incessante. Che ci sia unità di popoli, di culture, di religioni, che accettino di vivere insieme nella pace. Potrebbe richiedere dei miracoli, ma sappiamo tutti che i miracoli sono possibili, specialmente se preghiamo con fede e perserveranza.

E invito voi tutti a pregare per me, che io possa continuare a perseverare e che io possa essere uno strumento della grazia di Dio, ovunque sarà che svolgerò il ministero sacerdotale negli anni avvenire. Che Maria, Madre di Dio, interceda per me e per noi tutti, e ci guidi ogni giorno a conformarci sempre più a suo Figlio Gesù. Sia lodato Gesù Cristo.